Viaggiatori di scoperta per garantire un futuro al Serengeti
on 07/07/2010 - 12:07
Una strada, l'aeroporto internazionale, lotte di potere, di sviluppo e questioni relative al benessere umano sono sfide che ora minacciano il tessuto e la sopravvivenza di una delle aree protette più importanti dell’Africa orientale: il Parco Nazionale del Serengeti (Tanzania). Un luogo che ha un’eredità inestimabile da raccontare che parla di una delle più ricche varietà di fauna selvatica è ora seriamente minacciato da un futuro sempre più incerto.
Il Parco ha un’estensione di 14.763 km², e si trova nel nord della Tanzania, tra il lago Vittoria e il confine con il Kenya. È adiacente al Parco keniota di Masai Mara e ad altre importanti riserve faunistiche. Nel 1981 è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO per la sua ricchissima biodiversità. Il nome del Parco, nella lingua delle popolazioni masai, significa "pianura sconfinata".La sua fauna comprende, tra l'altro, tutti e cinque i cosiddetti "big five": elefante, leone, leopardo, rinoceronte (nero) e bufalo. Le mandrie di ungulati (soprattutto zebre e gnu) raggiungono in questa regione numerosità eccezionali.
Il parco rappresenta una delle principali attrazioni turistiche della Tanzania, e la più importante di un sistema di quattro aree naturali protette detto "Northern Safari Circuit", che include anche il Parco Nazionale del lago Manyara, il Parco Nazionale del Tarangire, il Parco Nazionale di Arusha e la Riserva Naturale di Ngorongoro.
Il 21 giugno 2010, la Adventure Travel Trade Association (ATTA) ha firmato una petizione avviata da Save the Serengeti, si tratta di una coalizione di organizzazioni che condividono le preoccupazioni sul futuro del Parco Nazionale del Serengeti.
"Noi abbiamo una responsabilità sacra di fronte alle giovani generazioni ed al genere umano non ancora nato, abbiamo la responsabilità di proteggere gelosamente la Madre Terra e tutta la vita su di essa.", afferma un anziano Maasai.
"Ora la minaccia più grave è quella dettata dalla proposta di realizzare una vasta strada commerciale lungo Serengeti", ha detto Shannon Stowell, Presidente di Atta. "Speriamo in un piano alternativo che possa soddisfare le esigenze commerciali senza distruggere in maniera irreversibile una delle più preziose destinazioni faunistiche del mondo."
L'ATTA - per conto del settore turistico - esorta tutti i suoi membri a sostenere la petizione, offrendo consigli al governo della Tanzania a riconsiderare l’attuale proposta della realizzazione della strada, che costituisce una minaccia per quello che il blogger del New York Times Olivia Judson definisce come ".. l'ultima grande migrazione sulla Terra ...".
Il materiale relativo alla petizione si può trovare sul sito www.savetheserengeti.org
"Una cosa penso che abbiamo bisogno di sottolineare - non si tratta di animali contro la gente", spiega Dave Blanton, fondatore della International Galapagos Tour Operators Association, un uomo che ha viaggiato in Africa orientale per 40 anni e ci ha vissuto per sette e primo ad essere stato allertato dall’ATTA. "L'organizzazione favorisce un percorso alternativo che promuove un migliore sviluppo economico, mantenendo il più grande tesoro naturale della Tanzania." Lo sviluppo è importante anche per quest’area, purchè si tratti di sviluppo sostenibile e responsabile.
Possiamo dare anche noi il nostro contributo per ricordare che come viaggiatori vogliamo conoscere le risorse così come sono, non plasmarle a nostra immagine e somiglianza. Solo così potremmo trarre da ogni viaggio una vera esperienza di scoperta e garantire un futuro ai territori ed ai suoi esseri viventi!










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