balkan beat tour
on 19/10/2011 - 22:13
Location
Era da qualche settimana che si discuteva animatamente su che cosa avremmo fatto durante le vacanze estive. Il fatto è che a nessuno dei due piace molto organizzare troppo le cose. I viaggi organizzati creano ampie aspettative che poi vengono immancabilmente deluse, per lasciarti con l'amaro in bocca di tutte le cose che non sei riuscito a fare. Così abbiamo deciso di prendere solamente un volo d'andata. Direzione 1600 km verso sud est, Thessaloniki, città universitaria greca felicemente affacciata sull'Egeo. Ma il cuore del nostro viaggio non sarebbero stati i tre giorni passati a disintossicarci dalla vita urbana in una delle tante isolette greche. Il "ritorno" sarebbe stato il vero leitmotiv del nostro viaggio. Un ritorno verso casa attraverso l'entroterra della penisola balcanica, un territorio ancora abbastanza sconosciuto al turismo di massa, che si porta dietro gli strascichi del recente conflitto. Una regione con una storia propria, diversa da quelle delle grandi potenze occidentali, e che talvolta sembra incombere come una minaccia, a ricordarci che in un epoca di "pace artificiale", la guerra è un pericolo reale, una catastrofe che gli uomini sono in grado di scatenare arrivando alla follia di distruggere le proprie città, i propri quartieri, la propria vita.
Ma questo viaggio oltre che un immersione nella storia recente, è stato anche un melting pot di colori, odori, musiche e paesaggi. La sorpresa di conoscere una città piena di giovani che la notte si trovano nel parco della fortezza e lì possono liberamente ascoltare musica techno ammirando le luci sul Danubio; lo stupore nell'ammirare una Sarajevo vista dall'alto con il canto del Mujaheddin che rimbomba nell'aria, mentre chiese, moschee, e sinagoghe si mescolano nelle stradine acciottolate tra le montagne; il panorama sublime e silenzioso che circonda il ponte di Mostar all'ora del tramonto, quando i pullman di turisti provenienti da Medjugore sono appena ripartiti e per un attimo hai la percezione di essere stato catapultato in una fiaba medievale; ed infine, le mura di Dubrovnik, alte, imponenti, prima di affrontare il lungo viaggio verso casa, attravero tutta lo stivale, da Bari a Milano, con l'espresso delle 23.59.
Ritorno a casa. Ora conosciamo una nuova realtà, quella dei vicini di casa. E da loro abbiamo molto da imparare. Ora conosciamo anche un pò meglio noi stessi, la nostra capacità di viaggiare in pullman, in treno, in traghetto, in bicicletta, a piedi, sempre con uno zaino in spalla, dormire in ostelli della gioventù con compagni di stanza sempre nuovi, godersi una folle giornata in stile campo di sopravvivenza per potersi poi meritare una notte di riposo nei letti raccimolati all'ostello overbooked, fare amicizia con gli estranei, fare l'autostop, sopportarsi a vicenda, sapere di amarsi anche in mezzo a qualche difficoltà. sapere di essere prima di tutto abitanti di questo pianeta. Un pianeta bellissimo, tutto da scoprire.
fare i backpackers, viaggiare in pullman, in treno, in traghetto, fare immersioni marittime nell'isola greca di Thassos, camminare con le proprie gambe invece di prendere il taxi, riposarsi alle fermate degli autobus, partecipare al Belgrado walking tour, scaldarsi le mani al sole, mangiare la torta di fichi fatta da una signora di un villaggio dell'Herzegovina, parlare inglese, ma anche un po' di croato quando si può, mangiare cibi locali, e leggere libri locali, abbeverarsi in ogni fontanella di Belgrado in una torrida giornata d'agosto. Amarsi.










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